Come psicoterapeuta e come mamma di una giovane donna di 22 anni mi trovo spesso a rispondere a domande sulla difficoltà di comunicazione con gli adolescenti.
La prima cosa che dico mettendo in campo competenza ed esperienza è che la pazienza da sola non basta.
D’altro canto però, non condivido il pensiero molto diffuso che individua nell’adolescenza un periodo negativo che arriva per mettere a dura prova gli adulti che con loro si relazionano.
Non ci sono tecnicismi da seguire per adempiere bene al compito genitoriale.
Quello che è certo, grazie agli studi numerosi sull’argomento, è che una base sicura che garantisce accoglienza, accudimento, accettazione e protezione permette al bambino prima, all’adolescente dopo, di avere a disposizione gli strumenti necessari per affrontare il suo viaggio nel mondo!
Quando pensiamo alla comunicazione dobbiamo ricordarci che l’incontro che questa presuppone non è soltanto tra due individui, due generazioni, due storie, ma è quasi sempre l’incontro tra vissuti la cui complessità non è determinata dall’età anagrafica. Credo fermamente che questa realtà rappresenti il primo e fondamentale presupposto affinché la comunicazione renda possibile un “incontro” e non uno “scontro” come spesso avviene.
L’adolescente subisce molti cambiamenti sia a livello biologico che psicologico.
In lui/lei diventa prorompente il bisogno di svincolarsi, di esplorare.
Tutto questo è normale! Fa parte della sana crescita di ogni individuo.
Molto spesso però questo e altri bisogni tipici dell’età adolescenziale, quando vengono comunicati, provocano nei genitori o in chi si occupa di loro sentimenti di disagio, irritazione, rabbia.
Cosa dovrebbe dunque fare un genitore di fronte ad una richiesta che per lui non è accettabile?
La prima cosa da fare è leggere la realtà per quella che è. È importante non confondere la propria storia con quella di nostro figlio o figlia.
Il rischio di contaminare la sua storia con il nostro vissuto emotivo o con un nucleo irrisolto della nostra esperienza è veramente molto alto.
Spesso, quando un genitore espone le difficoltà che si trova a gestire nella relazione con il figlio/a emerge molto chiaramente che il suo vissuto emotivo è quello di colui che viene criticato, messo in discussione.
La critica, è bene sapere, è un’arte nella quale gli adolescenti sono molto esperti!
D’altra parte, creare distanza per potersi distaccare non solo è necessario ma è anche molto funzionale.
Un altro vissuto che si riscontra è quello della sfida: “Ti comporti così per complicarmi la vita“.
Aver paura per i contesti diversi dalla famiglia che l’adolescente vuole sempre più sperimentare è una paura lecita.
Viviamo in una società poco rassicurante da tanti punti di vista.
Riuscire però a dare strumenti utili per affrontare il FUORI sostenendo, incoraggiando e supportando è molto funzionale. Riuscire a comunicare le proprie diffidenze cercando strategie utili ad entrambi può rappresentare una valida soluzione.
Ascoltare in modo empatico è un dono prezioso che va valorizzato con l’esempio e non con le parole.
Tante possono essere le difficoltà che influenzano e condizionano la relazione con i figli; tante le paure, i traumi che ancora irrisolti rendono estremamente complesso il processo di separazione e individuazione.
È prezioso poter vivere il cambiamento come un’opportunità per stabilire legami ancora più saldi.
“Sei cambiato ed Io cambio con te“ rappresenta una prospettiva molto positiva che a volte è difficile attuare non per una cattiva volontà, né del genitore né dell’adolescente.
Le difficoltà possono avere origini lontane e in quel caso occuparsene rappresenta una soluzione necessaria per una qualità delle relazioni e della vita dell’individuo.
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Come alberi (Margherita Lauro) |