Stiamo vivendo un tempo che vorremmo tutti collocare presto nel passato.
Vorremmo poter svuotare la nostra testa da immagini, sentimenti di paura, di dolore, di incertezze e preoccupazioni che abbiamo immagazzinato in questo tempo di pandemia. Come psicoterapeuta però constato ogni giorno una triste verità.
La sofferenza delle persone è spesso causata dalle difficoltà a lasciare andare ciò che è accaduto prima, anche quando a quel prima siamo sopravvissuti.
L’EMDR, un metodo psicoterapeutico di comprovata eccellenza nell’elaborazione dei traumi, ci mostra come ogni evento, piccolo o grande, che abbia causato un trauma e che è rimasto nelle reti mnestiche senza essere elaborato, continua a produrre danni dentro e fuori di noi.
Scrollarsi di dosso il passato vuol dire riappropriarsi del presente, del proprio Sé; vuol dire percorrere quel tratto di strada che ci proietta verso il futuro.
Scrivo queste riflessioni e condivido con chi legge il timore che “questo tempo” debba attendere a lungo prima di connotarsi come passato.
Il Covid-19 ha cambiato persone, abitudini. Per moltissimi è stato causa di sofferenza terribile per la perdita di persone care, aggravata dall’impossibilità di essere strumento di conforto per chi soffriva ed essere a loro volta confortati per il doloroso distacco.
Per i più fortunati ha rappresentato uno scossone che ha rotto equilibri ma ha anche dato l’opportunità di scoprire le risorse che sopivano dentro di sé.
Spesso è proprio di fronte alla paura che sentiamo crescere dentro di noi prima lo smarrimento e dopo una forza che ci fa sentire attivi. Questo avviene quando facciamo qualcosa per uscire dal blocco che la paura ha attivato in noi.
A volte è sufficiente un abbraccio da parte di chi riesce a donarci sostegno e protezione. A volte però questo non basta.
Dobbiamo concederci la possibilità di riconoscere in noi il bisogno di chiedere AIUTO.
Come farlo? Quanto è difficile dirsi: “così non sto bene”.
Il “come” è cambiato in questo tempo così particolare.
È cambiato anche il modo di chi di professione risponde alle richieste di aiuto psicologico.
Non posso accogliere con una stretta di mano.
Posso però essere accogliente in modo diverso. Le emozioni trovano sempre la strada per comunicare!
Lo schermo del computer è diventato anche per me il mezzo attraverso il quale non soltanto ho potuto continuare ad esercitare la mia professione ma ho potuto continuare a ricevere “aiuto”.
Aiuto in termini di formazione e di arricchimento di contenuti e materiali.
“La gratitudine è resilienza” ci ha ricordato ieri Roger Solomon in collegamento dagli Stati Uniti. Grazie all’Associazione EMDR Italia ho sperimentato il valore della associazione e della colleganza.
Quando pronunciamo la parola Grazie abbiamo certezza che qualcuno ha ascoltato la nostra richiesta e abbiamo così attivato la nostra resilienza.
Sono grata per tutti i grazie che ho la fortuna di pronunciare!